Camper dei Diritti

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Da Rosarno a Castel Volturno insieme contro il lavoro nero

Pubblicato da cinzia massa in 29 gennaio 2012
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Dopo la manifestazione tenutasi a Roma il 13 Gennaio 2012, organizzata da associazioni e sindacati di    categoria in difesa dei diritti degli immigrati e del lavoro, a Napoli, il 14 gennaio , i lavoratori africani e non, si sono incontrati per dire No al Lavoro Nero e al Caporalato. L’Italia del sud unita contro il caporalato, la schiavitù e lo sfruttamento , per chiedere attenzione e protezione alle istituzioni per tutti coloro che <ogni mattina si svegliano alle 5 per andare nei campi a raccogliere la frutta e la verdura che questo paese consuma ogni giorno>, come ha scritto un bracciante africano nella lettera inviata al Governo dal titolo “Tutelare i nostri diritti”. La manifestazione, fortemente voluta e sostenuta dalle associazioni e movimenti locali, ha posto l’attenzione sulla sanatoria generale per gli immigrati presenti sul territorio nazionale, sul diritto di cittadinanza, sull’abolizione della legge Bossi-Fini e la garanzia di un’accoglienza civile e dignitosa. Tante le persone e i lavoratori presenti a Napoli quel giorno. Ognuno con la sua storia, di vita e di lavoro nero. Storie che comunicano stanchezza, ma non rassegnazione. Gli africani e tutti gli immigrati sono stanchi di essere sfruttati nei campi per 10/12 ore al giorno per 20 euro, ricattati dai caporali per via del permesso di soggiorno, costretti non a vivere, ma a nascondersi (senza un regolare contratto d’affitto) in case spesso abusive, diroccate e senza servizi igienici. Storie di lotta e di resistenza. Contro quelle che sono le più grandi e potenti organizzazioni criminali mondiali: la ‘ndrangheta e la camorra casalese. Ricordiamo gli episodi di Castel Volturno e Rosarno. Due momenti importanti in cui, per la prima volta in terre di mafie, i lavoratori e i braccianti africani si sono uniti per scendere in strada e manifestare contro il barbaro sistema della criminalità organizzata. Questi atti di ribellione hanno portato a un cambiamento. Hanno portato a oggi.
Tra le associazioni che hanno aderito alla manifestazione menzioniamo Africalabria e Equosud ( www.equosud.org ), un gruppo di produttori che hanno lanciato l’iniziativa delle arance e dell’olio di Sos Rosarno, e il comitato Don Peppe Diana con il suo Pacco alla camorra (www.facciamounpaccoallacomorra.it ) contenente i prodotti provenienti dai terreni confiscati alla camorra. Due pezzi di un sud, da sempre martoriato dai sistemi criminali, che si uniscono per dimostrare il reale valore e la dignità che possiede il termine “lavoro”.
I lavoratori stranieri presenti a Napoli hanno chiesto ai sindacati azioni concrete per tutelare la loro persona e i loro diritti, soprattutto in materia di lavoro. Hanno chiesto loro un impegno. Un impegno a partire dalla legge. Dalla modifica dell’art. 18 del Testo Unico sull’Immigrazione per chi denuncia lo sfruttamento e la criminalità. C’è stata anche la proposta di creare delle vere e proprie reti tra le associazioni, le cooperative e i gruppi come quelli di Equosud, e i produttori locali insieme ai gruppi di acquisto solidale (gas), per vendere i prodotti sani e buoni delle terre del sud. Dare delle concrete possibilità di sviluppo del mercato per il piccolo produttore locale. Realizzare un’economia a chilometro zero contro il sistema della grande distribuzione organizzata che governa il contorto meccanismo dell’agricoltura italiana.
Durante questa manifestazione, i lavoratori africani ci hanno dato la dimostrazione che il cambiamento è in atto e, come ha affermato Antonello Mangano nel suo libro, “gli africani salveranno Rosarno” forse, gli africani stanno salvando questo paese.

                                                                                                                                                        

by  Roberta Della Sala

BENVENUTI IN ITALIA

Pubblicato da cinzia massa in 26 gennaio 2012
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Il 27  Gennaio è il giorno della Memoria. Per non dimenticare gli orrori di una persecuzione brutale contro gli Ebrei. Ma deve essere un’occasione per ricordare e contrastare tutte le forme di odio razziale.

Per dare ascolto alle memorie dei migranti, per dare forma ad un’altra accoglienza , per guardare l’immigrato con i suoi occhi, con la sua sofferenza,i suoi sogni,  il 27 Gennaio in contemporanea in 5 città italiane ( Napoli, Roma, Milano, Venezia, Verona ) sarà proiettato il film ” Benvenuti in Italia” , cinque storie di vita raccontate da cinque ragazzi/e immigrati in cinque diversi luoghi.

A Napoli al cinema Astra, Via Mezzocannone, alle 19

A Roma  al Piccolo Apollo, Via di Conte Verde 51, alle 20,30

A Milano all’ Institut Francais, Corso Magenta 6, alle   20,00

 A Venezia alla Casa del Cinema, Pal. Mocenigo – S.Stae 1990, alle 16.00

A Verona al Cinema Teatro Stimate, Via Montanari 1, alle 20,30

 

locandina_Benvenuti in Italia

Caporale? No… autista.

Pubblicato da cinzia massa in 4 gennaio 2012
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Eccoci qui di nuovo con le storie del nostro Camper. Incontri, riflessioni, suggerimenti arditi.   Igor Prata e Tammaro Della Corte ci parlano di una nuova, o forse solo diversa forma di caporalato inducendoci a riflettere.

Il 23 Dicembre con il Camper ci siamo recati a Mondragone, sostando nei pressi del mare, lì dove il freddo è più  pungente e il vento più insidioso. L’area dove siamo soliti fermarci è all’ingresso del centro abitato nei pressi di un piccolo centro commerciale e di un money trasfer. Solitamente è qui che incontriamo braccianti ed immigrati e forniamo loro informazioni. Anche quella sera con in mano i nostri volantini  ci siamo incamminati per fornire aiuto a chi lo richiedesse. Ma, sarà stato forse il freddo, forse l’aria pre natalizia e quindi festosa, di braccianti ed immigrati nemmeno l’ombra. Solo un via vai di italiani presi dagli ultimi acquisti natalizi. Per qualche minuto abbiamo pensato che eravamo giunti lì inutilmente e ci accingevamo a  cambiare zona.  Mentre eravamo a chiederci cosa fare siamo stati attratti da un furgoncino bianco fermo da cui sono scese delle braccianti ucraine che noi conoscevamo. Ci siamo avvicinati a parlare con le ragazze che ci hanno accolto con dei sorrisi.  Tutte avevano un panettone donatogli dal datore  di lavoro. Mentre parlavamo e distribuivamo volantini, dal finestrino del furgoncino si è affacciato l’autista .  Era  bulgaro e quando gli abbiamo chiesto quale fosse il suo lavoro, ci ha risposto che non lavorava, accompagnando l’affermazione con  una risata. Incuriositi dal suo fare abbiamo continuato a porgli domande. Era strano, le sue risposte ci portavano a pensare che il suo ruolo fosse quello del caporale.  Ma Il bulgaro, non è un caporale, o almeno non lo è nel modo in cui siamo soliti pensarlo.  Il furgoncino è di sua proprietà e svolge un servizio di trasporto per i braccianti prendendo da loro 5 euro a  testa.  La mattina passa lungo i marciapiedi e gli spartitraffico e raccoglie la sua “utenza”, accompagnandola al lavoro. Questa sua versione ci è stata poi confermata dalle ucraine di nostra conoscenza. E’ la prima volta che impattiamo in  un “personaggio” del genere.  Sicuramente non ci troviamo dinanzi al classico caporale che conduce i braccianti nei campi, pianifica la giornata di lavoro e trattiene per sé una parte della paga. Ma possiamo pensare che quest’uomo e forse come lui tanti altri, abbia individuato un bisogno e su questo stia speculando a danno dei lavoratori. L’esigenza di un mezzo di trasporto per i campi , luogo di lavoro, che per lo più distano chilometri da dove si abita o addirittura si trovano in un altro comune, è senza dubbio un fattore importantissimo. Questo ci deve indurre a riflettere sul come si sia formata questa nuova figura. Sicuramente i datori di lavoro, dove vengono accompagnati i braccianti, non si rivolgono al caporale, ma attingono manodopera da altre fonti. Tra queste il trasporto.  Qui si tocca un punto cruciale della lotta al caporalato e il trasporto è un altro punto su cui  combattere e cercare quindi di dare un alternativa legale al lavoratore.  Il trasporto è una problematica che deve andare di pari passo con il completamento della legge sul caporalato, in questo modo si tolgono strumenti al caporale.  Occorre pensare ad un sistema di trasporto che insieme anche ad altre misure, come quelle sperimentate in Puglia, punire il caporale e chi lo contatta tutelando il lavoratore che denuncia, possa incidere su un sistema illegale che si espande sempre più nei nostri territori, e che colpisce fasce deboli della popolazione, rappresentate sempre più dagli immigrati sottoposti a forme di schiavitù e ricatto.

E voi cosa ne pensate?

Buon Anno – Happy New Year – Bonne Annèe – Feliz Ano Novo

Pubblicato da cinzia massa in 1 gennaio 2012
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Arrivederci famiglia Vladu

Pubblicato da cinzia massa in 14 dicembre 2011
Pubblicato in: Uncategorized. Tag: Camper dei Diritti, caporalato, immigrazione, Stop al Caporalato. Lascia un commento

Di Tammaro Della Corte
Il nostro girovagare tra i bisogni della gente ci porta ad ampliare il concetto di sindacato.
Cerchiamo di risolvere problemi, diamo risposte e perché no, stringiamo rapporti di amicizia, anche attraverso il confronto, con le comunità presenti.
Il rapporto instauratosi tra noi e la famiglia Vladu residente a Villa Literno, è un esempio di questo modo di fare sindacato.
Una famiglia romena che vive in Italia da 5 anni, composta da sei persone delle quali il capofamiglia Gheorghe di 37 anni e la moglie Daniela di 30 anni sono braccianti e lavorano in un’azienda agricola di Giugliano.
Hanno tre figli, Simona di 14 anni, già madre di Costinela una bambina di 4 mesi, poi ci sono Ionela di 11 anni e Nicusor di 9 anni.
Li abbiamo conosciuti in uno dei nostri “porta a porta”e non avendo requisiti per la disoccupazione agricola li abbiamo aiutati ad avere gli assegni familiari.
Un po’ alla volta abbiamo ci siamo conquistati la loro totale fiducia che si è poi concretizzata in vera amicizia.
Tanti sono stati i loro inviti a casa per un caffè o per sgranocchiare i semi di girasole.
I Vladu ci hanno presentato i loro amici aiutandoci a comprenderne gli usi e i costumi della complessa e reticente comunità rumena.
Ma quella dei Vladu è una famiglia numerosa e sono grandi gli sforzi a cui sono obbligati moglie e marito per andare avanti.
I 25-30 euro giornalieri, che rappresentano ciò che rimane dalla trattenuta del caporale, devono bastare per tutta la famiglia compreso ovviamente l’affitto di casa che è di 100€ e a testa.
Generalmente gli affitti variano tra i 100 e i 130 euro, ma a questi occorre aggiungere i consumi di elettricità, acqua , e varie.
Si comprende facilmente che vivere, anzi sopravvivere, a queste condizioni non è facile, e i Vladu sono stati costretti a fare una scelta dolorosa, sono tornati tutti in Romania e rientreranno in Italia solo moglie e marito lasciando ai nonni i loro figli.
Cosi’ come tante altre famiglie di immigrati anche quella dei Vladu si è divisa facendo i conti con le difficili condizioni sociali.
Tutto a discapito dei loro figli, che grazie al nostro impegno, avevano iniziato ad andare a scuola ottenendo ottimi risultati sia dal punto di vista didattico che dell’integrazione con i loro compagni di classe italiani.
Tutto ciò ci porta a riflettere su un destino ingiusto che tocca soprattutto i piccoli, i più indifesi. E ci si chiede perché questi due bambini, ma potrebbero essere 200,2000, non debbano avere diritto ad un istruzione e ad futuro migliore. Perché le condizioni sociali devono incidere sulla formazione e il progresso di un individuo.
Restano comunque le nostre raccomandazioni ai bambini di continuare ad andare a scuola in Romania, e restano gli abbracci e la commozione prima della partenza.

Veniteci a trovare

Pubblicato da cinzia massa in 6 novembre 2011
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La tendopoli di Villa Literno

Pubblicato da cinzia massa in 5 ottobre 2011
Pubblicato in: Diritti, Storie. Tag: Camper dei Diritti, Cinzia Massa, Flai Cgil, Stop al Caporalato, Tammaro Della Corte. Lascia un commento

di Tammaro Della Corte

Fin dalle prime uscite con il camper siamo andati nei luoghi di ritrovo dei lavoratori immigrati: rotonde, bar, piazze siamo stati anche nelle loro case ma mai in un contesto abitativo così precario come una tendopoli. Un po’ in tutto l’Agro Aversano, esistono abitazioni improvvisate disseminate nelle periferie dei paesi.  C’è chi si costruisce una capanna con i più svariati materiali e chi invece si ripara negli scheletri delle case in costruzione.
Anche a Villa Literno esiste una tendopoli, si trova a 400-500 metri dalla famosa rotonda dei braccianti e posta in un capannone dismesso circondato da mura e reti.
La tendopoli è abitata da 40-50 nord-africani che lavorano nei campi. In uno spazio angusto ognuno ha costruito una tenda con canne, vecchie lenzuola e cartoni , il tutto in condizioni igieniche estreme.
Immediatamente sono tornato indietro con la mente a quanto ero bambino.
Quasi come una visione mi è apparsa dinanzi agli occhi la baraccopoli degli africani e con essa i ricordi di quel periodo convulso fatto di odio e soprusi.
Tra i ragazzi della tendopoli, molti di loro si spostano in tutto il meridione seguendo la stagione dei vari raccolti, qui ci sono stati per la raccolta dei pomodori, ma al temine di questa si spostano altrove.
Il primo giorno che ci siamo recati presso di loro, vedendoci fermare con il camper, si sono radunati guardandoci con aria sospetta.
Siamo entrati nel cortile dinanzi il fabbricato accedendo da una rete metallica, ovviamente chiedendo il permesso.
Una volta entrati ci siamo presentati e un pò alla volta hanno preso confidenza con noi e ci hanno raccontato di loro, perché nessuno parla con loro, nessuno li ascolta, e cercando poi di dare risposte, soprattutto riguardo i permessi di soggiorno, ci siamo subito guadagnati la loro fiducia. Da un atteggiamento sospettoso che hanno avuto nei nostri riguardi durante la prima visita, abbiamo constatato, successivamente una maggiore apertura nei nostri riguardi e secondo noi è la prima volta che ricevono un minimo di attenzione da quando sono accampati in quel posto.
Al primo approccio quindi ci siamo limitati a rispondere alle loro continue domande senza sbilanciarci troppo per non turbarli ottenendo anche il permesso per poter scattare alcune foto.
Ce ne siamo andati promettendogli di tornare con delle casse d’acqua.
Il venerdì siamo ritornati ed ad accoglierci sono stati i loro sorrisi, e come promesso, abbiamo portato loro delle casse d’acqua raccomandandoli per un eguale distribuzione delle bottiglie. Tutti sono senza permesso di soggiorno tranne Karim, un giovane tunisino che da poco sbarcato a Lampedusa è provvisto di permesso per motivi umanitari.
Siamo riusciti quindi ad essere visti con occhio diverso e a questo punto abbiamo deciso di fare delle domande per capire qualcosa in più.
Fin dal primo giorno abbiamo intuito che sarebbe stata una delle tappe più interessanti e vedendo l’intero contesto e ascoltando le loro testimonianze ci siamo resi conto che il nostro intuito era giusto .Ci troviamo realmente tra gli ultimi e gli invisibili della società, lavoratori extracomunitari in nero senza diritti e in condizioni di estrema debolezza. Questi ragazzi reggono l’intero settore agricolo e vivono tra insetti e pozzanghere.
Come in tutte le uscite, abbiamo distribuito volantini con il nostro numero di telefono e pian piano approfondito il dialogo con un gruppo di loro.
Vengono in Italia dalla Libia e per la traversata si rivolgono a, come la chiamano loro, la “mafia libica”.
Arrivati in Italia ognuno prende la propria strada e molti giungono qui perché hanno già dove appoggiarsi , un amico, un parente.
I ragazzi della tendopoli fin dalle prime luci del mattino vanno alla rotonda aspettando o l’agricoltore che li carica sul camion tra le cassette vuote o il caporale.
Il caporale prende da loro la metà della paga e durante la raccolta dei pomodori vengono pagati 3 euro a cassone che è la cifra che rimane loro dalla trattenuta del caporale.
Oltre alla trattenuta il caporale pretende anche dai 3 euro ai 5 euro per il trasporto nelle campagne.
A questo si aggiunge la durezza della loro vita per le 10-12 ore di lavoro giornaliero, per il lavoro nero , per il loro stato di invisibili e in loro è presente la coscienza del ruolo fondamentale che svolgono per il settore agricolo.
La loro resistenza non si esaurisce lasciando i campi, ma continua anche una volta arrivati alla tendopoli, non possono rilassarsi del tutto dopo ore ed ore di lavoro, devono essere vigili a causa delle rapine che subiscono da italiani, come ci hanno detto, dall’ accento napoletano.
Ovviamente subìta la rapina non possono denunciare per paura di ricevere controlli dalle forze dell’ordine.
Salutandoli siamo andati via con la promessa che saremmo ritornati anche se ci sentiamo profondamente impotenti dinanzi a questa realtà.
Andando via ci ha accompagnati il terrore che prima o poi ci possa essere un altro Jerry Masslo: lavoratore immigrato ucciso per essersi ribellato all’ennesima aggressione e rapina.

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