Dopo la manifestazione tenutasi a Roma il 13 Gennaio 2012, organizzata da associazioni e sindacati di categoria in difesa dei diritti degli immigrati e del lavoro, a Napoli, il 14 gennaio , i lavoratori africani e non, si sono incontrati per dire No al Lavoro Nero e al Caporalato. L’Italia del sud unita contro il caporalato, la schiavitù e lo sfruttamento , per chiedere attenzione e protezione alle istituzioni per tutti coloro che <ogni mattina si svegliano alle 5 per andare nei campi a raccogliere la frutta e la verdura che questo paese consuma ogni giorno>, come ha scritto un bracciante africano nella lettera inviata al Governo dal titolo “Tutelare i nostri diritti”. La manifestazione, fortemente voluta e sostenuta dalle associazioni e movimenti locali, ha posto l’attenzione sulla sanatoria generale per gli immigrati presenti sul territorio nazionale, sul diritto di cittadinanza, sull’abolizione della legge Bossi-Fini e la garanzia di un’accoglienza civile e dignitosa. Tante le persone e i lavoratori presenti a Napoli quel giorno. Ognuno con la sua storia, di vita e di lavoro nero. Storie che comunicano stanchezza, ma non rassegnazione. Gli africani e tutti gli immigrati sono stanchi di essere sfruttati nei campi per 10/12 ore al giorno per 20 euro, ricattati dai caporali per via del permesso di soggiorno, costretti non a vivere, ma a nascondersi (senza un regolare contratto d’affitto) in case spesso abusive, diroccate e senza servizi igienici. Storie di lotta e di resistenza. Contro quelle che sono le più grandi e potenti organizzazioni criminali mondiali: la ‘ndrangheta e la camorra casalese. Ricordiamo gli episodi di Castel Volturno e Rosarno. Due momenti importanti in cui, per la prima volta in terre di mafie, i lavoratori e i braccianti africani si sono uniti per scendere in strada e manifestare contro il barbaro sistema della criminalità organizzata. Questi atti di ribellione hanno portato a un cambiamento. Hanno portato a oggi.
Tra le associazioni che hanno aderito alla manifestazione menzioniamo Africalabria e Equosud ( www.equosud.org ), un gruppo di produttori che hanno lanciato l’iniziativa delle arance e dell’olio di Sos Rosarno, e il comitato Don Peppe Diana con il suo Pacco alla camorra (www.facciamounpaccoallacomorra.it ) contenente i prodotti provenienti dai terreni confiscati alla camorra. Due pezzi di un sud, da sempre martoriato dai sistemi criminali, che si uniscono per dimostrare il reale valore e la dignità che possiede il termine “lavoro”.
I lavoratori stranieri presenti a Napoli hanno chiesto ai sindacati azioni concrete per tutelare la loro persona e i loro diritti, soprattutto in materia di lavoro. Hanno chiesto loro un impegno. Un impegno a partire dalla legge. Dalla modifica dell’art. 18 del Testo Unico sull’Immigrazione per chi denuncia lo sfruttamento e la criminalità. C’è stata anche la proposta di creare delle vere e proprie reti tra le associazioni, le cooperative e i gruppi come quelli di Equosud, e i produttori locali insieme ai gruppi di acquisto solidale (gas), per vendere i prodotti sani e buoni delle terre del sud. Dare delle concrete possibilità di sviluppo del mercato per il piccolo produttore locale. Realizzare un’economia a chilometro zero contro il sistema della grande distribuzione organizzata che governa il contorto meccanismo dell’agricoltura italiana.
Durante questa manifestazione, i lavoratori africani ci hanno dato la dimostrazione che il cambiamento è in atto e, come ha affermato Antonello Mangano nel suo libro, “gli africani salveranno Rosarno” forse, gli africani stanno salvando questo paese.
by Roberta Della Sala




