I luoghi

Qui parleremo di luoghi, di regioni, città, comuni, piazze .
Descriveremo il territorio, forniremo dati. Ovviamente partiremo dalla Campania, ma tutti voi potete scriverci parlandoci dei vostri luoghi.

CAMPANIA E DINTORNI

Definire il modello delle migrazioni in Campania è oggi particolarmente complesso poiché la regione, un tempo esclusivamente terra di transito, è divenuta progressivamente area di stabilizzazione dei lavoratori immigrati e in parte anche delle loro famiglie. Nel corso degli ultimi dieci anni l’immigrazione straniera nella regione non solo è fortemente cresciuta in termini quantitativi, ma si è soprattutto trasformata in termini di composizione dei diversi gruppi presenti, delle loro caratteristiche sociali, economiche e relazionali. Secondo il Rapporto Migrante della Caritas, in Campania la popolazione residente immigrata sarebbe stimata in 168.057 pari al 3,5% della popolazione residente. I cittadini immigrati provengono da circa 150 paesi e hanno una distribuzione all’incirca così strutturata: Napoli 87.000, Caserta 33.000, Salerno 32.000, Avellino 11.000, Benevento 5.000. A questi dati va aggiunta la presenza irregolare degli immigrati che come sempre è molto difficile quantificare. Il carattere più o meno restrittivo e repressivo delle legislazioni in tema d’immigrazione ha creato difficoltà, problemi, sofferenze, ma non ha inciso significativamente sull’entità dei flussi, anzi ha creato maggiore irregolarità. Indipendentemente dalla loro posizione legale sul territorio, è da rilevare come la maggior parte dei migranti lavori in modo irregolare soprattutto nei settori dell’agricoltura e dell’edilizia.
Ne risente di questo fenomeno sia il lavoro agricolo stagionale (le varie raccolte) sia quello stanziale, (allevamento, Potatore, ecc.) che presenta maggiormente un alto tasso di “sommerso”. La presenza di immigrati in agricoltura ha raggiunto proporzioni rilevanti con percentuali che superano il 50% e sono in continua crescita.
Le comunità maggiormente impiegate sono quelle del Nord Africa e del Centro Africa, Ghana, Burkina Faso, Albania, Ucraina e India. Il lavoro edile risente di una maggiore precarietà (alla giornata e sommerso) e investe maggiormente lavoratori immigrati provenienti da Ghana, Albania, Ucraina, Costa d’Avorio, Romania.
Le condizioni di lavoro sfuggono in molti casi ai controlli, per quel che riguarda la lunghezza dei tempi di lavoro settimanali, la frequenza degli incidenti. Inoltre, come risulta dai dati delle Cassa Edile, ultimamente ci sono circa 4000 lavoratori regolarmente assunti, rispetto ad altre decina di migliaia di lavoratori che lavorano nel sommerso.
Il mercato del lavoro è gestito integralmente dalla intermediazione di manodopera dei caporali ed i livelli di sfruttamento hanno raggiunto livelli molto elevati : 25 euro al giorno, per 10 ore di lavoro.
Non mancano casi in cui i migranti non vengano pagati per il lavoro svolto, nonché casi in cui – alla richiesta dei pagamenti dovuti – subiscano minacce e violenze da parte dei propri datori di lavoro.
Solitamente, ai lavoratori non viene messo a disposizione alcuno strumento a tutela della sicurezza e della salute. Secondo le stime del sindacato il 90 per cento delle ore lavorate nei campi del Sud sono in nero e circa 60.000 lavoratori vivono in condizioni disastrose.

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